the big scary unknown.

i'm letting you off the hook.

volevo tirare il filo, disfare la sciarpa del mio silenzio e ricominciare daccapo

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avrei voluto saper dire più spesso quello che valgo.
avrei voluto sapermelo ripetere più spesso, con una convinzione che non ho mai avuto, mai. se ne fossi stata in grado, forse adesso sarei una di quelle persone stabilicostanticonsapevolidecisesolariedespansive che a volte mi capita di riconoscere al primo sguardo, e invidiare. anche se, in verità, io, tutto questo, lo sono già. ma a modo mio, ed è un modo che non potrà mai essere immediato per tutti. dovrei trovare un modo diverso.
avrei dovuto dirmi di più quanto valgo, avrei dovuto convincermene sempre. ma non lo faccio nemmeno ora. ora che la mia vita sfiora la perfezione. ma sembra che questa perfezione sia un concetto sconosciuto e inesplorato dal vocabolario della mia esistenza. il fatto è che io non mi sento mai giusta – giusta – con me stessa. è il tassello fondamentale che mi manca per completare il puzzle della mia vita, è l’ultimo pezzo della collezione, è l’obiettivo di una vita intera, l’obiettivo di tutti, da rincorrere fino all’ultimo sencondo, in una corsa pazza e sfrenata come se fosse appena stata girata una clessidra e il tempo stesse cominciando a scadere, a scaderci tra le dita. ho perso questo tassello da qualche parte lungo la strada, o forse la verità è che non l’ho mai realmente posseduto. ma quello che devo fare è trovarlo, perchè mi spetta, perchè ne ho bisogno, perchè sarebbe il regalo più bello che potessi fare, prima ancora che a me stessa, alle persone che amo più della mia vita, alle persone che possiedono tutto il mio cuore,  tutto intero. perchè loro non meritano la mia inutile sofferenza, quella insensata ed ingiustificata, quella ‘solo perchè sono fatta così’. no. non sono fatta così. non sarò fatta così per tutta la vita, i ‘sono fatta così’ non esistono, per me non esistono più.
mi sembra tutto così assurdo, questo continuo arrovellarsi sui problemi della vita, che alla fine forse non sarebbero nemmeno problemi se non ci prestassimo una tale attenzione, ma questo per me è davvero un problema, è il problema, è il mio unico problema. mi sembra tutto così assurdo, il modo in cui il male riesca a rincorrere il bene con tanta facilità, il modo in cui il mondo non sia mai soltanto bianco o nero ma ci siano nel mezzo migliaia di sfumature contro cui sbattere la faccia, mi sembra tutto così assurdo, il modo in cui la sofferenza sia sempre ad un passo dalla gioia e così in grado di strangolarla, soffocarla, mi sembra tutto così assurdo, così insensato, questa infelicità, a volte vorrei davvero capire dove va a finire tutta la mia serenità.
ho l’amore che ho sempre sognato e desiderato – e davvero non è un modo dire, perchè è proprio così che l’ho sempre sognato, esattamente come è, ed è pazzesco che lui sia davvero qui, perchè non ho mai voluto niente di diverso, sin dal primo momento è incredibile ma lo sapevo, lo sapevo da sempre che era lui, e che era così, e quanto l’avevo desiderato, nessuno può immaginare quanto -, eppure non sono serena, non sono tranquilla, mai, se non sono con lui. e come posso cambiare una cosa simile? come posso fare, per cambiare questo mio modo di essere, ed essere una persona migliore sempre, anche quando la sua presenza non riempie il vuoto intorno a me e rimette al loro posto ogni singola molecola del mio corpo, e i pensieri tutti incastrati nel modo giusto, nel modo sensato – o comunque, anche se non sensato, in quell’insensatezza che a volte è la cosa più ragionevole che possiamo pensare – nel modo in cui non fanno male o comunque anche se fanno male è un male che non senti, è un male che si apre ad una gioia che sovrasta tutto, la sua presenza che riempie il vuoto intorno e rimette a posto ogni singola molecola del mio corpo, e i pensieri dove dovrebbero stare, e il cuore come invincibile, come qualcosa che non potrebbe fermarsi mai, il cuore forte e stabile, e gonfio di certezze, e il cervello che obbedisce e i sorrisi che – cosa posso farci – mi piacciono, e.
c’è un grande silenzio, a volte, dentro di me. e poi ci sono quei momenti terribili dove in realtà vorrei dire un sacco di cose ma poi alla fine è come se mi dimenticassi come parlare, esattamente, il meccanismo giusto per emettere suoni, e ogni sillaba mi sembra una tortura.
quando sono da sola e potrei fare milioni di cose, come scrivere, leggere, ascoltare, camminare, rilegare, sfogliare, ideare, e invece non faccio niente e rimango immobile, perchè mi sento male, perchè mi sento sprofondare in un lago di solitudine e ansie e non sono più io e basta ma migliaia di me che si distaccano e confondono e perdono e rincorrono. e rinunciano.
dove si trova la fine? il traguardo di questa corsa? solo questo, vorrei sapere.

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Written by straining

agosto 11, 2009 a 11:50 am

Pubblicato su Uncategorized

2 Risposte

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  1. impariamo, entrambe, a stare bene anche senza di lui. perchè (e questo mi tortura), l’unica certezza assoluta dobbiamo riporla in noi stesse, e non in loro, che potrebbero essere una certezza non altrettanto incrollabile, nostro malgrado.
    le storie finiscono, anche se entrambe desideriamo che la nostra non finisca mai, noi invece dobbiamo rimanere sempre presenti a noi stessi.

    Marta, di piccolaio.splinder.com
    mentre tu non mi leggi più, io continuo a seguirti.

    Marta

    agosto 13, 2009 at 9:53 am

  2. scrivi sempre così tanto ❤ e così bene ;).
    comunque, per rispondere al tuo ultimo commento al mio blog: io, ora, non vorrei PER NIENTE avere un carattere come il mio. anzi. mi sto odiando.
    e.. forte.. haha, ora come ora per niente.
    ho tante cicatrici sul cuore, ma non di quelle grandi, causate da eventi tragici.. sono più come taglietti sotto al palato: te li dimentichi, ma se per sbaglio ci passi la lingua, fanno male.
    un bacio 🙂

    Fairy91

    agosto 25, 2009 at 11:24 pm


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