the big scary unknown.

i'm letting you off the hook.

Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Non ho opinioni. Ho i nervi.

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ed è inquietante come sono forti e presenti e pressanti i legami, quasi soffocanti – è assolutamente terrificante come ciò che è astratto in un secondo si tramuta in una corda vera, in un laccio che porca puttana si stringe spietato intorno al cuore o all’anima o a quel porco posto in cui si formano le nostre sensazioni.
ho paura dell’insoddisfazione di ciò di cui potrei dovermi accontentare ho paura di me stessa nelle relazioni con gli altri – devo trovare una sorta di distacco per non frantumarmi ogni volta tanto che vorrei aprire la bocca e lanciare il grido più forte di tutta la mia vita e piantare i pugni sul muro che così almeno il male si concentrerebbe sulle mie mani distrutte piuttosto che da qualche parte dentro che non si può curare e piangere tutte le lacrime insieme, in un colpo solo – vorrei come annullarmi e sentirmi il niente addosso e invece sento solo rimbombi di esplosioni sussurri spietati di campi minati e bombe e scoppia tutto dappertutto dentro di me e non avrei mai pensato che certe cose avrebbero potuto far così male.
se soltanto esistesse la possibilità di chiudermi in una bolla, infilarmi in una bolla trasparente e ovattata, come le luminarie di una città che si spengono e tutto torna buio e morto e incolore, scivolare in una bolla di silenzio e vuoto dove niente possa contaminarmi ferirmi, la vista sul precipizio nero di un burrone gli occhi chiusi e pensare come diavolo ci si finisce a questo punto, proprio in questo punto. sigillarmi in una bolla bianca e nera e anche sporca, e dimenticare il laccio che intorno al cuore stringe la presa e dimenticare dimenticarmi nei momenti in cui mi sento un terremoto una catastrofe in fiamme brucio e mi stupisce che nessuno se ne accorga – la bolla e dimenticare il laccio che non allenta la presa, per dimenticare dimenticare e dimenticarmi.
ci sono cose che dovrebbero essere facili o perlomeno immediate – cose come fare discorsi stupidi insieme ad altre persone che non aspettano altro che poter parlare di cose stupide – cose facili come la sopravvivenza, insomma. in fondo non è poi questo granché, devi solo continuare così, come hai sempre fatto, a respirare – un meccanismo fin troppo automatico – a camminare – un passo dopo l’altro – a volte vorrei aver disimparato come fare – continuare a comportarti nel modo in cui tutti ti vedono sempre se ti vedono, comportarti come una persona che parla saluta sorride si siede si alza fa la fila alle macchinette del caffè la mattina si scotta la lingua e ride, comportarti come tutti sono abituati a vederti, piuttosto che essere quella persona che non ti guarda in faccia non ti saluta non ti sorride – e non perchè sei tu ma perchè sono io e io non ce la faccio ma proprio più a fingere di essere quella che parla saluta e sorride – piuttosto che mostrarti per quella che tace e fissa davanti a sé
perchè
a volte ho dei momenti in cui tutto sparisce
e vorrei dirvi per favore ma lasciatemi in pace è così difficile?
e non vorrei essere quella che fa la fila alle macchinette del caffè la mattina ma quella che rovescia il caffè per i corridoi, ecco, e non vorrei essere quella che risponde alle domande ma quella che senza dire niente si alza e corre verso la porta e sbatte la porta e corre per i corridoi fino al bagno e sbatte la porta del bagno e resta nel bagno e nel bagno piange tutte le lacrime che ha come una povera patetica adolescente del cazzo
è che mi sento piena
così piena
e non trovo la valvola – quella per svuotarmi quella per far fuoriuscire qualcosa e così
vorrei accasciarmi sul banco la mattina alle 9 e sprofondare in un buco d’indifferenza ed inquietudine purché nessuno mi possa vedere – è difficile parlare alzare lo sguardo e sorridere e rispettare l’educazione per cui devo ascoltare ascoltarvi tutti
e continuo a sfidare il muro con la mia testa e vediamo chi crepa prima – francamente io credo la mia testa ma non si sa mai.
continuo a dare e a dare e regalare parti di me come si lanciano i coriandoli a carnevale, a manciate, presi da un sacchetto e sparsi per aria, lasciati cadere a terra e poi dimenticati, calpestati. mi tratto così e ogni volta mi sorprendo che ciò che ho in cambio non è abbastanza
non è mai abbastanza
arriverà il giorno in cui qualcosa mi basterà?
ma non posso accontentarmi – non nei rapporti.
e se non raccogli i miei pezzi, se non raccogli i miei pezzi i miei coriandoli… ?
ho paura di perdermi
di essere persa
ho paura che quando una persona mi dice sempre, per sempre, per me sia davvero sempre per sempre ma per lei sia soltanto un modo di dire o di fare, un po’ come “if you are not too long, I will wait for you here all my life” alla Oscar Wilde insomma.
vorrei essere ricordata
soltanto essere ricordata
rimanere.
poi insomma in tutto questo ci sei tu, sempre tu.
“Stringimi forte, fammi fermare l’abbraccio di me stesso, già mi sono salutato abbastanza.”
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Written by straining

febbraio 11, 2010 at 12:27 am

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ardendo senza tregua così

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e la città mi sembrava una sorta di magico labirinto e sapevo di non doverci entrare ma come tutte le cose oscure e pazzesche qualcosa ci calamita verso di loro – angoli svolte blocchi e svincoli – la confusione iniettata nei pori della pelle del mondo delle persone ogni volta mi stupisco di quanto mal sopporti tutte le persone e nonostante questo le persone sono la cosa più importante per me – forse mi mancano così tanto che le detesto – o forse le detesto perchè sono dei vermi squallidi e stupidi che affogano nella loro ignoranza e forse il fatto che io sono esattamente come loro mi porta a detestarli – o forse vorrei soltanto del tempo in più – si parla di tempo ovunque e i cliché sul tempo si sprecano da secoli e secoli ma sono cliché inevitabili perchè il tempo non fa che sfotterci da quando siamo nati – vorrei del tempo in più, per dimenticare il passato e cancellare quello in eccesso, per avere più idee e concretizzarle, per avere più certezze e meno spasmi – spasmi e sussulti come un grande orgasmo di terrore – sono terrorizzata e voglio raggiungere un punto che credo esista ma non so bene quale sia o come si chiami – non so davvero se sono terrorizzata, forse credo di esserlo e chiamo terrore quella che è soltanto consapevolezza – alla fine siamo tutti uguali, tutti così, spaventati e appesi al niente e passiamo tutto il tempo che ci viene concesso alla ricerca di qualcosa in cui sentirci – vivi – sentirci, la sola differenza è che alcuni lo sanno e certi altri vivono pensando di vivere e basta.

ci sono giornate così vuote che sento l’eco del precipizio e sembra di cadere fortissimo – anche se nessuno di noi sa cosa voglia dire cadere fortissimo – cadiamo da una sedia, al massimo, da un letto – ma mai fortissimo – e comunque sembra di non riuscire più a parlare e le orecchie fischiano e a me sembra così evidente la nostra eterna sospensione nel niente, così EVIDENTE scritto in stampatello evidente e v i d e n t e ma mi sembra di essere quella bambina che parla con l’amico immaginario e pensa che tutti gli altri possano vederlo mentre in realtà parla con l’aria, e nessuno vede niente – insomma mi sembra così chiaro che non siamo niente, ma poi vedo le persone ridere e mi pare di vedere il loro cuore rosso e grande e palpitante e questo mi ferisce perchè non capisco e non riesco a capire – e il mio cuore a volte mi sembra così grande  che non capisco dove stia la differenza – manco fosse piccolo e nero e raggrinzito – vorrei soltanto dissolvermi nel cielo bianco neve.

la neve mi piace perchè pulisce il cuore e la purificazione è ciò di cui ho bisogno – da tutta la sporcizia del mondo che la neve cancella o almeno ricopre con strati e strati di fiocchi leggeri che si posano sui miei capelli pesanti e sorrido perchè il bianco non mi appartiene anche se lo vorrei così tanto
ho ricordi troppo presenti e pressanti e a volte vorrei conciliarli col mio stupefacente presente ma non capisco bene se sia il passato a non volersi conciliare o se sia il presente a rifiutarlo – insomma è un gran casino ma il problema è che voglio bene a tutto e non sono capace di disprezzare ciò che di sbagliato ho fatto detto vissuto e gli voglio bene lo stesso perchè alla fine non c’è niente di male – non mi piacciono i tagli netti non mi piacciono gli addii e la fiducia tradita – non mi piace chiudere porte con enormi lucchetti sul cuore – non mi piacciono i rancori e i sotterfugi –

guardo le persone ma a volte non le sento né dentro né fuori e non sento me stessa e scivolo tra i loro piedi come se non esistessero su un percorso tracciato e mai vissuto cerco nel buio della folla qualcosa che ancora non so – cerco una mano che specchi il mio riflesso ondulato e imperfetto – cerco l’orizzonte più ampio e ricurvo  e vorrei tanto capire cosa cerco e cosa mi porta a cercare. tutte le nostre vite parallele che cerchiamo di ignorare e siamo pieni di menzogne fino alla fine e il mondo non  così perfetto e le persone sono orribili nel senso che fanno cose orribili rendendosene conto pensando che la vita potrà perdonarli e che il tempo cancellerà gli sbagli come impronte sulla sabbia (cliché) ma non va mai così anche se alla fine con gli sbagli ci convivi – il vuoto verrà riempito un miliardo di volte e poi svuotato di nuovo e allora a volte mi viene da chiedermi il senso di tutto ciò dove si trova – se nulla è pieno in eterno se è soltanto un continuo gioco di equilibri che non esistono e li conquisti per una frazione di secondo ed eccoti ancora lì a cercarli

e saranno rincorse morsi e affanni per mille anni

mille anni al mondo, mille ancora

che bell’inganno sei anima mia

rincorrersi cercarsi e respingersi per sempre, come due polarità opposte, come le calamite che bisogna trovare il verso giusto altrimenti non c’è proprio verso.

ah, e comunque si sorride sempre, alla fine. malediciamo il mondo e poi gli sorridiamo, perchè comunque siamo qui, e qualcosa abbiamo e forse a volte non ce ne rendiamo conto ma da qualche parte dentro di noi siamo felici.

Written by straining

dicembre 29, 2009 at 3:57 pm

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mi riabituo alla geografia dimenticata della verità.

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non scrivo più. non scrivo più perchè mi sento risucchiare via il tempo per qualsiasi cosa, sento il tempo attorcigliarsi dentro la mia pancia e poi balzare fuori ingoiato in una voragine scura. non scrivo più perchè la sola cosa che sono in grado di fare è prendere tutte le sensazioni che provo, farne un bel mazzo e mescolarle, sai, come si fa con le carte, e continuo a mescolare perchè poi a rimettere in ordine tutto non ci riesco. non ci riesco – il ritornello di tutta la mia vita, la dimostrazione di quanta fiducia ho in me.

la maggior parte delle mie giornate trascorre nel disgusto, un disgusto cieco che non ammette giustificazioni, un disgusto inutile e consapevole di esserlo, e non faccio altro che pensare che le persone non mi piacciono, e non mi piacciono perchè non sono consapevoli di nulla, ed è ridicolo tutto ciò perchè mi sento per la prima volta in vita mia estremamente presuntuosa. forse dovrei accettare gli altri ma non riesco, e non riesco per la loro sensibilità così superficiale, non riesco per tutto questo loro incessante apparire, non riesco per il loro continuo bisogno di esibire, mostrare, e non riesco perchè quello che faccio continuamente è sputare sui loro stupidi amori adolescenti, sputare sulle loro stupide illusioni e sputare su quello che credono di aver capito della vita. io non avrò capito un cazzo, ma almeno lo so.

ho la tremenda presunzione di allontanarmi da loro, attimo dopo attimo, ad una velocità vertiginosa, e ho la presunzione di credere che loro non mi raggiungeranno mai e forse in un certo senso è meglio per loro – la stupidità paga – è che io non mi ricordo nemmeno più come si faccia ad avere un’amica. penso che dovrei abbassare il livello delle mie aspettative, lasciar fluire parole liberamente aspettando che entrino nelle orecchie di qualcuno, aspettare che qualcuno salga sul mio treno invece di farlo partire senza preavviso.

lui è poi il mio amore. il contenuto di ogni cosa, la sostanza.

mi sento traboccante di eccessi. sono una valanga, un’inondazione di emozioni che si ribellano, un eterno vagabondare ansioso e affannato, una sferzata di vento gelido dal quale è naturale proteggersi. forse lui è la sola persona che sotto questo vento si spoglia.

a volte penso che vorrei smettere di parlare. così, molto semplicemente, non aprire bocca, non emettere suono, non proferir parola. vorrei che alcune mie giornate potessero trascorrere così. uscire la mattina senza dover pensare di rispondere alla gente e salutare e sorridere nel rispetto di tutte le convenzioni sociali che ci incatenano. vorrei uscire di casa una mattina senza dover parlare. quante parole superflue nelle giornate, quanti discorsi inutili e tutto quel vociare informe, soltanto per riempire un vuoto e un silenzio che spaventano. e io invece per una giornata, una sola giornata, vorrei tacere.
‘ciao, che palle stamattina non ho voglia di andare a scuola’
la strada sotto i miei piedi sempre la stessa da anni sempre gli stessi passi sempre sempre gli stessi solchi lasciati dalle nostre pesanti presenze
‘oh ma hai studiato tedesco?’
l’aria stamattina è particolarmente fredda, a volte penso che non le posso gestire queste cose intendo il freddo nelle ossa e le prospettive di giornate identiche che si susseguono tutte davanti a me a volte penso
i miei passi pesanti la mattina
‘spero davvero che non interroghi, l’altra volta aveva detto di no’
sai una cosa tesoro mio non me ne frega un cazzo di cosa farà tanto voi siete sempre i soliti codardi e parlate parlate e non date un senso a nulla e vi credete vi credete e questa è la cosa peggiore
sempre le stesse vetrine, anni e anni di cambi di stagione e le stesse vetrine con gli stessi manichini che mi sfilano di fianco ogni mattina ormai ho smesso anche di guardarli, una volta osservavo, adesso passo accanto ad ogni cosa con l’indifferenza dell’abitudine, e questo è straziante
io lo trovo straziante
e le lezioni dei professori ogni mattina e almeno lì però puoi stare zitto, e poi
‘cazzo che palle di giornata oggi, devo anche studiare’
certo che devi studiare tesoro mio altrimenti vai a lavorare e non mi rompi i coglioni
le banalità le banalità sguazzano nella banalità dalla mattina alla sera e si credono così speciali – speciali con quale diritto poi chi lo sa e io
vorrei soltanto tacere
tutto il giorno, con tutti
e poi la sera finalmente andare da lui abbracciarlo coricarmi a letto e dire tutto ciò che ho trasformato in silenzio durante il giorno e parlare solo in questo momento perchè non c’è altro momento che valga quanto questo, non c’è altro momento che valga la pena di essere detto, di essere spiegato, di essere raccontato.
e finalmente non tacere più niente.

Written by straining

novembre 11, 2009 at 1:31 am

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Then I turned around and walked to my room and closed my door and put my head under my pillow and let the quiet put things where they are supposed to be.

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non voglio più niente di apocalittico – le parole semplici dirette il primo impatto – comunicare comunicare – la vita non è un cazzo di film e io questo non lo imparo mai – la vita non è un cazzo di film ma a volte è pure meglio – il cuore si riempie con il calore il colore del tuo corpo – è possibile  desiderare soltanto questo? – comunicare – spiegami un altro modo di sopravvivere – siamo tutti così sfacciatamente falsi – voglio parlare in una lingua normale – quel linguaggio universale – soltanto i gesti – io – e le parole dentro – non dovrebbero dirsi ma capirsi – respiro storie illusioni – rimango impassibile al mio passato o almeno così mi dico o almeno è quello che voglio credere – non c’è niente di coerente niente di lineare nella vita – perchè dovebbe esserci in me? – siamo solo stanchi illusi – illusi e sognanti – sognanti sempre anche quando ci diciamo disillusi – siamo le persone migliori che potresti incontrare ma te lo sconsiglio anzi vuoi fare cambio?

Il mondo è una minaccia, non voglio che sia una minaccia, la mia minaccia. perchè il mio vaso è sempre pieno? io sono la goccia che fa traboccare il mio vaso. cascate. di nulla. io sono le cose che mi fanno stare male. cascate. di rumore. è che mi sento male non solo per quello che accade in questo momento, ma anche per quello che non accade da nessuna parte se non dentro di me, sto male per quello che è accaduto ieri e per quello che accadrà ed è tutto nello stesso, identico, allucinante momento. sono il mio male. ci sono cose che non capisco – veramente non capisco quasi niente, non sono poi così intelligente ma spesso mi ostento tale. e no, non mi riesce proprio di sorridere. e poi la gente, la gente mi fa schifo – nuota in una superficialità della quale nemmeno si rende conto e prende la dignità e i sentimenti e gli ideali e li calpesta e nemmeno di questo se ne rende conto – superficiali ed inconsapevoli ma così schifosamente fieri delle persone che credono d’essere – e poi ridono, ridono ridono senza alcun motivo e questo mi urta così tanto – perchè cazzo state ridendo perchè cazzo mi state parlando – penso che tutto quello che diciate siano stronzate.

ho paura di me stessa. questa rabbia verso le persone non è giusta, non fa bene.

alla fine è solo un blog del cazzo.

Written by straining

settembre 21, 2009 at 11:14 pm

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volevo tirare il filo, disfare la sciarpa del mio silenzio e ricominciare daccapo

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avrei voluto saper dire più spesso quello che valgo.
avrei voluto sapermelo ripetere più spesso, con una convinzione che non ho mai avuto, mai. se ne fossi stata in grado, forse adesso sarei una di quelle persone stabilicostanticonsapevolidecisesolariedespansive che a volte mi capita di riconoscere al primo sguardo, e invidiare. anche se, in verità, io, tutto questo, lo sono già. ma a modo mio, ed è un modo che non potrà mai essere immediato per tutti. dovrei trovare un modo diverso.
avrei dovuto dirmi di più quanto valgo, avrei dovuto convincermene sempre. ma non lo faccio nemmeno ora. ora che la mia vita sfiora la perfezione. ma sembra che questa perfezione sia un concetto sconosciuto e inesplorato dal vocabolario della mia esistenza. il fatto è che io non mi sento mai giusta – giusta – con me stessa. è il tassello fondamentale che mi manca per completare il puzzle della mia vita, è l’ultimo pezzo della collezione, è l’obiettivo di una vita intera, l’obiettivo di tutti, da rincorrere fino all’ultimo sencondo, in una corsa pazza e sfrenata come se fosse appena stata girata una clessidra e il tempo stesse cominciando a scadere, a scaderci tra le dita. ho perso questo tassello da qualche parte lungo la strada, o forse la verità è che non l’ho mai realmente posseduto. ma quello che devo fare è trovarlo, perchè mi spetta, perchè ne ho bisogno, perchè sarebbe il regalo più bello che potessi fare, prima ancora che a me stessa, alle persone che amo più della mia vita, alle persone che possiedono tutto il mio cuore,  tutto intero. perchè loro non meritano la mia inutile sofferenza, quella insensata ed ingiustificata, quella ‘solo perchè sono fatta così’. no. non sono fatta così. non sarò fatta così per tutta la vita, i ‘sono fatta così’ non esistono, per me non esistono più.
mi sembra tutto così assurdo, questo continuo arrovellarsi sui problemi della vita, che alla fine forse non sarebbero nemmeno problemi se non ci prestassimo una tale attenzione, ma questo per me è davvero un problema, è il problema, è il mio unico problema. mi sembra tutto così assurdo, il modo in cui il male riesca a rincorrere il bene con tanta facilità, il modo in cui il mondo non sia mai soltanto bianco o nero ma ci siano nel mezzo migliaia di sfumature contro cui sbattere la faccia, mi sembra tutto così assurdo, il modo in cui la sofferenza sia sempre ad un passo dalla gioia e così in grado di strangolarla, soffocarla, mi sembra tutto così assurdo, così insensato, questa infelicità, a volte vorrei davvero capire dove va a finire tutta la mia serenità.
ho l’amore che ho sempre sognato e desiderato – e davvero non è un modo dire, perchè è proprio così che l’ho sempre sognato, esattamente come è, ed è pazzesco che lui sia davvero qui, perchè non ho mai voluto niente di diverso, sin dal primo momento è incredibile ma lo sapevo, lo sapevo da sempre che era lui, e che era così, e quanto l’avevo desiderato, nessuno può immaginare quanto -, eppure non sono serena, non sono tranquilla, mai, se non sono con lui. e come posso cambiare una cosa simile? come posso fare, per cambiare questo mio modo di essere, ed essere una persona migliore sempre, anche quando la sua presenza non riempie il vuoto intorno a me e rimette al loro posto ogni singola molecola del mio corpo, e i pensieri tutti incastrati nel modo giusto, nel modo sensato – o comunque, anche se non sensato, in quell’insensatezza che a volte è la cosa più ragionevole che possiamo pensare – nel modo in cui non fanno male o comunque anche se fanno male è un male che non senti, è un male che si apre ad una gioia che sovrasta tutto, la sua presenza che riempie il vuoto intorno e rimette a posto ogni singola molecola del mio corpo, e i pensieri dove dovrebbero stare, e il cuore come invincibile, come qualcosa che non potrebbe fermarsi mai, il cuore forte e stabile, e gonfio di certezze, e il cervello che obbedisce e i sorrisi che – cosa posso farci – mi piacciono, e.
c’è un grande silenzio, a volte, dentro di me. e poi ci sono quei momenti terribili dove in realtà vorrei dire un sacco di cose ma poi alla fine è come se mi dimenticassi come parlare, esattamente, il meccanismo giusto per emettere suoni, e ogni sillaba mi sembra una tortura.
quando sono da sola e potrei fare milioni di cose, come scrivere, leggere, ascoltare, camminare, rilegare, sfogliare, ideare, e invece non faccio niente e rimango immobile, perchè mi sento male, perchè mi sento sprofondare in un lago di solitudine e ansie e non sono più io e basta ma migliaia di me che si distaccano e confondono e perdono e rincorrono. e rinunciano.
dove si trova la fine? il traguardo di questa corsa? solo questo, vorrei sapere.

Written by straining

agosto 11, 2009 at 11:50 am

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it seems right now that all i’ve ever done in my life is making my way here to you.

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quando le giornate sono vuote, qualcosa torna a pesarmi sulla testa sulle spalle sul petto sul cuore, qualcosa che riaffiora solo quando sono circondata dal vuoto e dal silenzio.
come dimenticare come dimenticare come dimenticare. ma dimenticare non si può, non siamo fatti per questo, non dimentichiamo, noi. i ricordi sbiadiscono, sai, alcuni più in fretta di altri, e in modi diversi, ma è questo – solo questo – che fanno: sbiadiscono. il passato. come si può pensare di dimenticare qualcosa di così grande? dovrei arrendermi a questa ovvietà, arrendermi ad avere per sempre nella mia testa il ricordo di quando seguivo ad occhi chiusi una strada sterrata senza mai voltarmi indietro – e ogni tanto bisognerebbe, invece, fermarsi e pensare se ciò che abbiamo davanti ne valga realmente la pena o meno – e inciampavo e polvere e sassi e ghiaia e sporco e umidità e. spesso mi chiedo cosa mi abbia spinta a proseguire. sono la stessa di sempre eppure fatico a riconoscermi, a volte. chissà come sarei, adesso, se avessi fatto una scelta diversa, se non avessi ceduto – per una volta, cristo, una sola volta – alle mie debolezze, se avessi dato importanza alla razionalità e non ai nostri istinti di evasione e incoscienza, se per una volta tu avessi fatto l’adulto, per un solo attimo nella tua vita, niente sarebbe accaduto e io non dovrei portarmi addosso tutt’ora il peso di quelle ansie e di quelle menzogne e di tutta quella insensatezza.

ricordo di com’era soffocante, la mia vita, allora. ricordo l’eccitazione per una vita fuori da ogni schema prestabilito, ricordo in un certo senso il piacere di sapermi anni luce lontana dai miei coetanei e la fierezza di sentirmi grande e non poter essere capita. ma questa è solo una parte, è solo una piccola scheggia di luce in mezzo alla burrasca in cui stavo naufragando. perchè poi ricordo il dolore, l’inascoltabile dolore del non poter condividere in alcun modo l’assurdità di ciò che mi stava accadendo, l’assordante sofferenza di sapermi già troppo grande e non poter essere compresa. ci sono esperienze che non si dovrebbero fare. ma, più di tutto, bisognerebbe evitare di fare certe esperienze con le persone sbagliate.
ricordo com’era soffocante, la mia vita, allora. e non riesco a credere di essere arrivata a questo punto e di essere così felice e al sicuro. è questa certezza che mi salva, sempre. sapere che in realtà sono felice. anche quando non lo sento, anche quando spreco le mie giornate a piangermi addosso e commiserarmi, anche quando riconosco di avere sempre i soliti problemi con me stessa e di non essermi mai fatta aiutare da nessuno. mai a nessuno ho permesso di allungare una mano nella mia direzione, mai a qualcuno che ne sapesse più di me. sono sempre fuggita dalle persone che potevano capirci qualcosa di più. soffro per un equilibrio che mi manca ma non chiedo aiuto, mai.
ma il fatto è che nonostante tutto, nonostante i problemi che ho, nonostante me, io so che non sono mai stata così felice in vita mia. e questo è straordinario e non riuscirò mai a capacitarmi della fortuna che ho avuto, così grande che mi sembra di non aver mai vissuto altre storie al di fuori di questa, che tutte le altre persone che ho guardato sfiorato toccato baciato e ascoltato mi sembrano assolutamente dissolte nel nulla perchè niente ha mai avuto la stessa sfolgorante concreta lucentezza e serenità di ciò che sto vivendo adesso.

ho sempre avuto paura della vita, io. il fatto è che ci ho sempre prestato attenzione, ecco. ho sempre pensato e calibrato ogni cosa mentre c’è chi la vita se la vive e basta, sai, senza arrovellarcisi troppo, e forse quello è il metodo giusto per stare bene, chi lo sa. io ho sempre pensato a tutto, invece, alla vita intera, e probabilmente dò spesso troppa importanza alle cose, anche a quelle che non ne hanno, ma sono proprio fatta così, e per questo motivo io non sono mai stata veramente io con la maggior parte delle persone che ho conosciuto e frequentato, sono sempre stata una io a metà, o a tre quarti, ecco. sentirsi liberi, di fare, dire ed essere, con le persone non è facile. non è facile trovare qualcuno adatto a contenere tutta te stessa, ogni briciola del tuo corpo e dei tuoi pensieri, senza che sembri forzato o falso. liberarsi con un’altra persona, tutto questo non è facile.
e adesso invece ce l’ho fatta. sembra incredibile, ma ci sono riuscita davvero. quella persona esiste, per me, esiste ed è mia e d è ciò che mi fa dire, senza riserve, che sono felice e sono libera. l i b e r a. e capisco il valore della vita, è assurdo ma adesso lo capisco. io sono fatta così, penso che tu sia la cosa più preziosa che ho ed è così che voglio trattarti, dandoti tutto, tutto ciò che possiedo e tutto ciò che sono, per ripagarti di ciò che hai fatto per me, da quando mi hai raccolta, il primo giorno, strappandomi via dal buio e riportandomi alla luce e mostrandomi che un senso c’è, fino ad oggi, che sei sempre in grado di stupirmi, e, quando sono in difficoltà, parlarmi e farmi capire che anche se certe cose ti piace tenertele dentro, in realtà mi hai capita meglio di chiunque altro e forse meglio di me stessa.
e così io ti guardo, ti guardo sempre, sempre con la stessa sorpresa della prima volta, e quando facciamo l’amore ti guardo in faccia e proprio in quel momento, tra i respiri, vorrei dirti che sei la mia meraviglia la mia casa il mio rifugio la mia giornata di pioggia a guardare il mare la neve fuori dalla finestra la neve che cade sulla mia testa le mie serate stanche e le mie notti a pensarti, il mio futuro la vita che ho sempre aspettato i miei progetti la mia sostanza.
e così io ti guardo sempre e in ogni sguardo ritrovo lo stupore e lo splendore del primo giorno che ti ho visto, del primo giorno che ti ho parlato, che mi sembrava incredibile e invece io c’ero, c’ero davvero, e per la prima volta c’ero nel posto giusto, e c’ero con la persona giusta, e c’ero con tutta me stessa.

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Written by straining

luglio 21, 2009 at 4:31 pm

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